«Allora si mise a rimproverare le città nelle quali aveva compiuto il maggior numero di miracoli, perché non si erano convertite: “Guai a te, Corazin! Guai a te, Betsàida. Perché, se a Tiro e a Sidone fossero stati compiuti i miracoli realizzati in mezzo a voi, già da tempo avrebbero fatto penitenza”» (Mt 11,20).
Quando Gesù era protagonista di miracoli, non si smentiva mai, perché poneva
due condizioni: che si guarisse prima nello spirito e poi nel corpo, e che non si spargesse troppo la notizia. Era un modo di fare unico: il contrario

dell’esibizionismo, perché Lui non diffondeva la magia, ma
la Parola.
Eppure, molti non gli credevano, perché non ritenevano che potesse essere il Figlio di Dio. Anche oggi, se tornasse sulla Terra, non sarebbero sufficienti televisioni e web per convincere tutti. Si troverebbe sempre qualcuno capace di sospettare la messa in scena. Figuriamoci: si dubita ancora dell’Olocausto o della Luna...
In tempo per la Champions
A livello puramente umano, invece, ci sono “miracoli” (o meglio, eventi che hanno del “miracoloso”) che, per fortuna, scaldano i cuori. È il caso di Éric-Sylvain Abidal, il difensore del Barcellona che, a due mesi e mezzo dall’asportazione di un tumore al fegato, ha vinto la finale di Champions League.
Non credo che, con la cultura sportiva italiana, gli sarebbe stato permesso un simile exploit. L’allenatore, responsabile di un impiego tanto azzardato, avrebbe rischiato il linciaggio se poi la sua squadra avesse perso. Ma il pianeta-Barcellona, grazie a Dio, ha molto a che fare con il “paradiso” dei “valori”.
Sponsor Unicef sulle maglie (contestato da quel presuntuoso di Mourinho come “centro di potere” per facilitare i successi), piccoletti in campo più bravi dei giganti, calcio che è divertimento allo stato puro, con al centro di tutto non i muscoli, ma la palla da giocare, accarezzare e passare.
E così Carles Puyol, capitano del Barcellona, entrato a pochi minuti dalla fine dell’incontro, gli ha ceduto la fascia per permettergli di alzare al cielo la Champions League appena conquistata. Un segnale importante, al di là del peso economico di una grande impresa, mentre da noi si scommette e si corrompe.
LA SCHEDA
Carriera in crescendo
Éric-Sylvain Abidal (Lione, 11 luglio 1979) è un calciatore francese di origini martinicane, difensore del Barcellona e della Nazionale transalpina. Può essere schierato sia come terzino sinistro, che come difensore centrale.
Cresce nel Lyon-La Duchère, squadra dei sobborghi di Lione, con cui debutta nel 1999. Nel 2000 passa al Monaco, dove rimane per 2 anni, collezionando 23 presenze. Nel 2002 è acquistato dal Lilla, formazione nella quale gioca per 62 volte. Nel 2004 è messo sotto contratto dall’Olympique Lyonnais, con cui vince due campionati francesi consecutivi e una Supercoppa di Francia.
Nell’estate del 2007 si trasferisce al Barcellona per 15 milioni di euro. Nella stagione 2008-2009, con la sua squadra, riesce a completare la “tripletta”, imponendosi in campionato, Coppa del Re e Champions League (ma saltando la finale, essendo stato espulso nel corso della semifinale contro il Chelsea). Nel dicembre del 2009, inoltre, vince anche il Mondiale per club.
Il 28 maggio 2011, a due mesi e mezzo dalla rimozione di un tumore al fegato, gioca la finale di Champions League contro il Manchester United, vincendola per 3-1. Alza il trofeo da capitano.
©Mondo Erre - Carlo Nesti