Il volo di Simona
Simona Atzori è una ballerina e pittrice nata senza braccia. Ha calcato il palcoscenico della Scala, ha esposto le proprie opere in tutto il mondo. Un’artista, quand’è autentica, trova sempre il modo per esprimersi. Lei usa i piedi. Soprattutto usa il cuore, che è straordinario.
Nei giorni scorsi, per la prima volta, è andata in Kenya per vedere con i propri occhi il lavoro svolto dal St. Martin e dalla Fondazione Fontana che lo sostiene, per
“costruire comunità” nei luoghi più dimenticati. L’organizzazione promuove anche il microcredito e la sensibilizzazione sui diritti umani.

Simona ha vissuto giornate intense: incontri, spettacoli, conferenze. «Un’esperienza entusiasmante», confida l’artista, che si è esibita per i ragazzi di strada, i disabili e i malati, ha visitato ospedali e prigioni, ha danzato per gli studenti di Nairobi. Adesso dice: «Questo viaggio ha fatto più del bene a me che a loro».
Lei ha imparato a non arrendersi mai e vuole trasmettere agli altri il suo coraggio. «Se potessi chiedere un miracolo, vorresti le braccia?», le hanno domandato. E lei: «Nella mia vita ho già fatto esperienza di un grande miracolo: quello che i miei piedi sono anche le mia braccia. Se Dio mi desse le mani, oggi non saprei come usarle. Perché mi ha disegnata così». Simona ha imparato a volare senz’ali.
Quando i gadget sono schiavitù
Si torna a parlare di Steve Jobs, il visionario fondatore della Apple morto lo scorso ottobre. Ha lasciato in eredità un” tesoretto” inestimabile: 4 anni di prodotti già pronti. Significa che i tecnici stanno ormai sviluppando altri iPad, iPhone, iPod e MacBook.
Cambieranno di nuovo la nostra vita? Ci renderanno ancora più
schiavi della tecnologia? Jobs è stato è stato molto celebrato, soprattutto dai ragazzi. Milioni di teenager di tutto il mondo hanno intasato il web per ricordarlo. Con gratitudine e

commozione.
Ora però, dopo gli inevitabili peana, cominciano le lamentazioni. I più critici mi sembrano i giovani scrittori americani di successo. Dice Jonathan Franzen: «La Apple s’impegna a migliorare il mondo? Ma non capisco perché i suoi prodotti debbano portare i profitti più osceni a un minuscolo numero di abitanti di questo mondo migliore». Incalza Jonathan Safran Foer: «Oggi ho preso la metropolitana e ho notato che tutti, ma proprio tutti, fissavano uno schermo. Che tristezza! Jobs ha contribuito non poco a renderci schiavi dei suoi gadget».
Sono considerazioni sensate? Ragazzi, mi piacerebbe conoscere il vostro parere. Il mio è presto detto: tutto dipende da come si usano questi nuovi “strumenti”. Il coltello è utile per tagliare la bistecca nel piatto, ma se continui a manovrarlo per tutto il pranzo, rischi di spaccare un bicchiere o magari di ferirti. E se poi lo afferri in un momento d’ira, potresti bruciarti la vita in un minuto.
Alcune di queste invenzioni ci hanno davvero facilitato l’esistenza, ma vanno usate quando servono. Altrimenti diventano pericolose: creano dipendenza, finiscono per disumanizzarci. Proprio oggi ho letto un bel titolo, anche se inquietante: “Attento, l’iPad ti prende l’anima”.
CARLO CONTI RISPONDE
Adotta anche tu una parola
Caro Carlo, ho letto che ogni anno i dizionari eliminano circa 1.500 parole in disuso e ne accolgono altrettante entrate nel linguaggio di tutti i giorni. Così scompaiono anche certi vocaboli ai quali siamo affezionati.
A me, per esempio, piace quella che una volta era l’ultima parola del vocabolario: “zuzzurellone”. Mi riempie la bocca e la trovo allegra, infatti indica una persona sempre pronta al gioco e allo scherzo.
Tu Carlo, che di parole ne dici tante, puoi suggerirmi un antidoto all’estinzione di quelle che piacciono? Grazie.
Monica S., Torino
Cara Monica,
sono circa duemila le parole in uso in una conversazione ordinaria, ma il nostro patrimonio ne contempla decine di migliaia. Parole che entrano, parole che escono. La società cambia e anche i vocaboli conoscono una loro stagione. Se ne va l’abbaiatore, l’operaio della solfatara addetto alla copertura dei calcaroni, perché le solfatare non esistono più. Ed entrano i termini legati all’ecologia: agriasilo, biopattumiera, biosacchetto, termo camino, eccetera.
Però hai ragione tu, cara Monica, ci sono parole poco usate che continuano a piacere. E altre che hanno un’importanza storica o letteraria e dunque andrebbero difese. Si può fare.
Ci ha pensato
la Società Dante Alighieri che, con la collaborazione di 4 dizionari, ha stilato la lista dei vocaboli in via di sparizione. Per diventare custodi di zuzzurellone, o di ammennicolo, briccone, morigeratoe tanti altri, basterà cliccare
www.ladante.it, registrarsi come custode, segnalando abusi e nuovi significati. Auguri.
©Mondo Erre - Carlo Conti