Sono trascorsi ormai cinque anni da quando il coraggioso
Arthur, la principessa
Selenia e il buffo
Bétamèche si sono dati appuntamento sul grande schermo per annientare la minaccia del crudele
Maltazard, sovrano delle Terre Proibite, pronto a sferrare l’ultimo attacco contro il Regno dei Minimei.

Ora che la resa dei conti è finalmente scoccata, il regista francese Luc Besson ne ha ripreso ogni dettaglio nella pellicola in 3D La guerra dei due mondi e ha deciso di farla rivivere nei cinema di tutto il globo.
La minaccia di Maltazard
Fin dall’inizio, per Arthur, le cose sembrano mettersi male. Maltazard, sfruttando il potere di un raggio di luna, riesce a oltrepassare il portale che separa il minuscolo Regno delle Terre Proibite dal mondo degli umani e si trasforma in una creatura mostruosa, alta più di due metri.
Quando Arthur, per aiutare Selenia, Bétamèche e tutti i microscopici amici che vivono nel Regno dei Minimei, decide di far ritorno a casa della nonna Daisy per aiutarli a resistere contro Maltazard, si accorge che quest’ultimo ha disattivato il portale.

Intrappolato nel Regno dei Minimei e in preda all’angoscia che Maltazard possa provocare sfracelli, Arthur convince gli amici a seguirlo nella propria stanza per cercare, tra gli appunti di
nonno Archibald – che viaggiò nei territori sconfinati dell’Asia e dell’Africa e custodisce nei propri bauli un gran numero di segreti e di oggetti misteriosi – una pozione in grado di far crescere chi la beve.
Con immensa fatica i Minimei – alti poco più di due millimetri – cominciano a rovistare tra le carte di Archibald, ma la loro attenzione viene presto “dirottata” su una ben più grave emergenza: Maltazard si è messo in testa di impadronirsi del mondo intero.
«Non c’è tempo da perdere», si dicono l’un l’altro i Minimei mentre, con le loro deboli forze, si organizzano per opporsi alla furia distruttrice di Maltazard.
Una città come set
Giunto alla terza e ultima puntata della saga di Arthur e dei Minimei, il regista Luc Besson si dichiara stanco ma soddisfatto. «È stato un lavoro lungo ed estenuante, che ha coinvolto oltre settecento persone – confida Besson – ma ne è valsa la pena. Nei primi sei mesi di lavorazione, per esempio, il team artistico ha trascorso giorni e notti al computer per creare il look dei protagonisti, che sono stati leggermente invecchiati rispetto agli episodi precedenti».
Tra le sfide più ardue, ricostruire la cittadina del Connecticut in cui sorge la casa dei nonni di Arthur. «Su un
set vasto
oltre 40.000 metri quadrati immerso nella campagna normanna – continua il regista – abbiamo ricreato una piccola città

ispirata all’America degli anni Sessanta, con tanto di chiesetta, stazione di polizia, cinema e piccoli negozi».
Per far sembrare vero ciò che è irreale, tutti gli effetti speciali sono stati generati dai computer della casa di produzione Buf, che negli ultimi anni ha realizzato sequenze mozzafiato per pellicole del calibro di Matrix, di Batman Begins e The Dark Knight.
«La cosa più divertente è stata far vivere personaggi del tutto immaginari all’interno di paesaggi e di ambienti reali – osserva il regista – . Il pubblico si abitua facilmente ai trucchi del computer ed è sempre più esigente: quando guardiamo un film di quindici anni fa, gli effetti speciali ci sembrano ridicoli, anche se all’epoca ci toglievano il fiato. Per questo ho voluto il meglio e mi sono affidato alla magia del 3D».
Per dare una mano agli amici
Abituato a girare film d’azione, il regista Luc Besson ha spiazzato un gran numero di fanquando ha deciso di scrivere e di filmare le gesta di Arthur. «Anche se può suonare strano – dichiara Besson – ho regalato qualcosa di me a ciascun protagonista della trilogia e non mi vergogno a dire che almeno il 50% delle caratteristiche di Arthur sono ispirate ai miei ricordi di bambino».
A dare volto ad Arthur è l’attore britannico
Freddie Highmore, figlio di un’agente cinematografica

e di un attore. «La cosa che più mi colpisce – confida Highmore – è che tutti i ragazzi vogliono credere che esista, da qualche parte, un mondo magico diverso da quello in cui vivono e a me è toccata la fortuna di esplorarne addirittura due: il Regno dei Minimei e quello delle Terre Proibite. Sento che sarò legato per sempre al personaggio di Arthur, che non è un eroe, ma non si tira indietro quando è il momento di dare una mano agli amici».
Per lui non è stato traumatico passare dalle sequenze in cui Arthur, in carne e ossa, vive a casa dei nonni a quelle in cui, creatura digitale, abita il Regno dei Minimei. «L’unico dispiacere – commenta sornione – è che Selenia fosse solo un personaggio generato dal computer, perché sarei felice che una ragazza con il suo temperamento si prendesse una cotta per me!».
©Mondo Erre - Carlo Tagliani