Non succede spesso, in questo periodo di grave crisi e ancor più nell’orizzonte discografico, che un cd venga prenotato ancora prima di uscire in oltre 200.000 copie. Ma è quello che accaduto a Inedito, il nuovo album di Laura Pausini.
Potenza dell’artista romagnola, in silenzio da tre anni, e tornata con tanto di fuochi d’artificio sul mercato. Fuochi che sono esplosi in mezzo mondo, visto che Laura è una delle poche pop star nostrane a poter dire sul serio di aver
conquistato il
pianeta con le sue canzoni
Made in Italy, al pari di Eros Ramazzotti e Zucchero.
Lo certificano le colossali cifre che girano intorno alla sua splendida voce: 45 milioni di copie vendute, quattro Grammy intascati (gli Oscar della musica), tour trionfali all’insegna del “tutto esaurito”.
Una piccola industria oggi, nata inseguendo un sogno nemmeno troppo cercato. «Non sono cresciuta pensando di diventare una star – precisa – , semplicemente mi piaceva cantare e puntavo a esibirmi nei piano bar. Poi le coincidenze della vita mi hanno dato l’opportunità di salire su un treno la cui corsa non si è ancora fermata».
La “coincidenza” si chiama Festival di Sanremo, 1974, dove Laura vince nella “Categoria Nuove Proposte” con La solitudine. Il brano sbanca non solo in Italia, ma anche nei Paesi latino-americani e in Europa. È il primo passo verso quel successo internazionale che l’artista consoliderà negli anni a venire con cd di gustoso pop.
Laura diventa così una star. «Pensando a quel periodo – confida – ricordo la mia timidezza e la sorpresa per quanto mi stava accadendo. Avevo 18 anni, sbucavo da un paesino della Romagna, era comprensibile. Ora ho solo una certezza: sono una cantante».
Una cantante che crea attesa, ma che non si atteggia a diva, da cui traspare sempre una genuina spontaneità, segno che non ha perso il contatto con la... terra e con la realtà. Come quando ha organizzato due anni fa “Amiche per l'Abruzzo”, il mega concerto al femminile tenuto allo stadio di Milano per raccogliere fondi per aiutare la regione colpita dal terremoto.
100 date
Il nuovo
Inedito, come detto, arriva dopo tre anni di stop voluti dalla stessa artista. «È da quando ho 17 anni – confessa – che corro sempre. A un certo punto, ho capito che mi dovevo fermare. Volevo stare accanto ai miei genitori, guardare la

mamma cucinare, andare a cena con i miei compagni di casa. Riscoprire, insomma,
il sapore delle cose semplici, quel silenzio e quella calma che avevo dimenticato».
Il richiamo della musica, però, non poteva sparire. «Non ho mai smesso di pensare alle sette note, ai miei concerti, alle persone che mi hanno dato la possibilità di fare questo mestiere».
Ha preparato così il rientro con calma e per Inedito Laura non si è fatta mancare nulla dal punto di vista artistico, mettendo insieme una squadra di musicisti, autori e ospiti da brivido. Ecco allora spuntare Ivano Fossati, Gianna Nannini e Niccolò Fabi a portare note, testi e melodie che non snaturano però il suo consolidato stile.
«In linea di massima – ammette – il cd segue la rotta dei precedenti, non sarebbe giusto tagliare di netto il legame che ho stabilito da tanti anni con i fan. Tuttavia, qualche novità c’è, come il pezzo di Gianna, che tira fuori il mio lato rock. L’unione delle nostre voci insieme penso sia eccezionale».
E poi una piccola sorpresa... famigliare: «Nel brano scritto da Fabi,
Nel primo sguardo, duetto con
mia sorella minore Silvia: non è una professi

onista, ma è intonatissima; quando eravamo piccole, la costringevo a fare la corista». Una scelta nata sulla spinta della canzone stessa: «Quando ho riletto la versione definitiva del testo, ho pensato che quelle parole e quella fiducia di cui si parla nel pezzo si addicessero a una sola persona della mia vita, a mia sorella».
Adesso si prepara al tour mondiale, cento date con già 200 mila biglietti venduti, che si concluderà a giugno a Verona. Per allestire il palco Laura ha riunito i migliori professionisti dello spettacolo mondiale, gente che ha lavorato con Pink Floyd, U2, Depeche Mode. «Sarà uno show pazzesco, il palco è una bomba e ci sarà anche un corpo di ballo» anticipa orgogliosa. E se un giorno tutto questo dovesse finire? «Non è un problema; in mancanza delle arene, ci sono sempre i piano bar».
© Claudio Facchetti-Mondo Erre