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...con Carlo CONTI

Quei ragazzi di Bagdad L'orrore da' la nausea. Siamo sfiniti dalle immagini sanguinose della guerra, la tentazione e' di staccare la spina. Eppure non possiamo fingere che tutto cio' non accada. Leggo che giocare per la strada e' diventato il sogno proibito dei piccoli iracheni. In un mese piu' di duemila attacchi con razzi e mortai e a pagare sono sempre loro, bambini e ragazzi. Falciati mentre chiedono caramelle agli americani, o mentre sono con le madri al mercato, oppure si avviano a scuola. Ahmed, 11 anni, e' rimasto schiacciato da un carro armato mentre aspirava acqua dalla rete con la pompa della bicicletta. A volte vengono rapiti, perche' il ricatto e' diventato un'industria. Molti scompaiono per sempre. Nessuno ha tenuto il conto dei ragazzi uccisi nel "nuovo Iraq". Migliaia, certamente. Un conto c'e': un mese di guerra costa 4 miliardi di dollari. E noi possiamo chiudere gli occhi? Inventori di parole Sono usciti i dizionari di italiano nelle edizioni 2005. La scelta e' ampia. Tutti hanno almeno 130 mila voci per un totale di oltre 350 mila significati. Il guaio e' che, di norma, il vocabolario dei ragazzi e' fatto di 400-500 parole. Davvero poche. Chi ne conosce di piu', capisce di piu': e' meglio attrezzato non soltanto per affrontare le difficolta' scolastiche. Pero' i ragazzi hanno anche un merito: frugando nelle parole nuove che ogni anno si aggiungono alle altre (la lingua italiana e' vivissima e in continuo fermento) si scopre che anche i giovani, subito dopo i giornalisti, sono fra i principali "inventori" di vocaboli. L'ultimo a far ingresso nel dizionario e' "bollito", non nel senso di "carne lessata", bensi' come "logorato, sfiancato, sfinito". E anche come "uno avanti con gli anni e con la testa svanita". A pensarci bene, e' un ritorno al passato: durante la "rivoluzione giovanile" del 1968 i ragazzi di Parigi, con la stessa irriverenza, chiamavano gli anziani "pph" e cioe' "passe pas l'hiver", non passa l'inverno. Nessuna scuola del grande fratello Per sapere subito chi e' presente e chi e' assente, chi ritarda e quanto ritarda, un istituto tecnico di Torino ha adottato il codice a barre per i suoi studenti: a scuola si timbra il cartellino, come in fabbrica. In una scuola elementare di Bergamo, invece, sono state installate 24 telecamere tra aule, corridoi e bagni. "Servono ad aumentare la sicurezza, non c'e' nulla di male", dicono alcuni genitori. Ma altri protestano: "La scuola non e' una prigione". Subito e' divampata la polemica. "Schedati come canaglie", titola un quotidiano. Il tono mi sembra eccessivo. Certo che la scuola non deve diventare una prigione. La spontaneita' e' fondamentale per i ragazzi e per gli insegnanti e qualche piccola infrazione, anche se avviene, non e' la fine del mondo. E, tuttavia, il proposito di sorvegliare meglio gli allievi e' lodevole. L'idea di fondo e' che la sicurezza sia un bene fondamentale. E non e' facile perseguirlo dove spesso avanza la violenza e circola la droga. L'ideale sarebbe vigilare con discrezione, senza dimenticare che la liberta' e' il motore di ogni progresso. CARLO CONTI RISPONDE Giocatori viziati Ho seguito con tanta passione le ultime Olimpiadi, che mi hanno fatto riflettere sul calcio, di cui ero fan sfegatata. Oggi vedo nei giocatori strapagati atleti viziati e un ambiente poco serio. Tutto gira intorno al calcio. E gli altri sport? In Italia non c'e' spazio per altre discipline, eppure mi sono piu' emozionata a vedere una sola partita di volley o una gara di atletica che una qualsiasi partita del campionato. Quelli delle Olimpiadi sono atleti, umili e pronti al sacrificio, che non pensano a portarsi appresso il parrucchiere personale. Eppure non guadagnano neanche un terzo dei calciatori. Non meriterebbero di piu'? Tutto questo non fa pensare? Valentina, Torino Cara Valentina, fa pensare, eccome, ma purtroppo la domanda di calcio, nonostante scandali e spettacoli deprimenti, non accenna a diminuire. E fin quando sara' lo sport nazionale, agli altri non rimane che raccogliere le briciole. Negli ultimi anni, a dire il vero, qualcosa e' cambiato: la crescita di interesse per sport come il volley e il basket, e anche i buoni dati di ascolto televisivi proprio delle Olimpiadi, testimoniano che in giro c'e' tanta gente affamata di sport diversi dal calcio. Ma evidentemente non basta ancora per provare a invertire la rotta.
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©AGOSTINO LONGO
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