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Diamoci una zampa

Il loro aspetto non sarà così rassicurante, eppure sono molto generosi. Pronti a soccorrere i loro simili, non solo i famigliari, ma anche gli estranei: i pipistrelli vampiro sono dei veri campioni di altruismo. Senza doppi fini. E, nelle loro comunità, composte da 20, 40 individui, la solidarietà è la strategia vincente per la prosecuzione della specie.
 
Infatti, se un pipistrello vampiro per tre giorni di seguito non trova cibo rischia di morire: a questo punto interviene il "collega altruista" che gli dona parte del sangue succhiato alle sue prede durante la notte. Garantendogli la sopravvivenza.
Non tutti i pipistrelli vampiro, però, sono dei generosi: tra loro, non mancano gli egoisti, che sfruttano le difficoltà altrui per rendersi la vita più semplice. Invece di andarsi a cercare da mangiare, preferiscono sfruttare fino all’osso i loro compagni che, nutrendoli, si debilitano parecchio. Alla fine, comunque, sono proprio i pipistrelli sleali a morire di fame: dopo essere rimasti vittime del loro opportunismo, gli "altruisti" non li aiutano più e li allontanano dal gruppo.
 

Vince la bontà

Apparentemente, per l’animale generoso dovrebbe essere difficile cavarsela: secondo le leggi di natura, toccherebbe al più agguerrito sopravvivere, mentre quello altruista, avvantaggiando gli altri, dovrebbe cedere di fronte alla maggioreleonessa prepotenza di un suo simile.
 
Le cose, però, non stanno proprio così, visto che tra gli animali l’altruismo è piuttosto diffuso. Ad esempio tra le leonesse, che non si risparmiano nell’aiutarsi a vicenda nella cura dei figli e nelle battute di caccia. Uniscono le loro cucciolate e, mentre alcune fanno da baby-sitter ai piccoli, le altre vanno in cerca di prede che poi divideranno con tutti.
 
Questa attitudine all’aiuto reciproco si rintraccia anche nei gatti domestici. E le api non si tirano indietro nel curare la prole altrui, così come sono pronte a farsi uccidere pur di difendere l’alveare.
 

Parenti altruisti

I pellicani sono un altro esempio di "collaborazione" reciproca. Per catturare i pesci, si mettono in cerchio nell’acqua, spingendoli in un’area da cui non possano fuggire. Forse non è vero altruismo, ma certo è un’alleanza importante, che serve alla sopravvivenza della specie.
 
Grandi modelli di generosità, invece, si trovano tra gli insetti sociali, come le formiche, che si sostengono a vicenda nella ricerca del cibo e nella protezione del formicaio. Pur di salvare dai nemici e dalla fame i propri "amici e parenti", sono pronte a sacrificarsi. Per gli studiosi, è una forma di altruismo legata alle particolari cure che si scambiano i membri di una stessa famiglia.
 
Un caso significativo è quello della ghiandaia della Florida: nelle loro comunità, zii e zie si danno un gran da fare a "svezzare" miriadi di nipoti. Così come lo sciacallo della gualdrappa, che tira avanti grazie alle attenzioni dei parenti. I genitori, infatti, riescono ad allevare i piccoli contando solo sull’aiuto dei famigliari che portano da mangiare e, soprattutto, tengono lontane le iene macchiate, che altrimenti rapirebbero i cuccioli.
 

Aiutarsi a vicenda

C’è poi l’altruismo reciproco tra animali non legati da vincoli di parentela: un individuo aiuta l’altro che, all’occorrenza, non esita a ricambiare il favore. Succede tra l’irrisore purpureo, un uccello che vive in Africa. In questa specie, i genitori contribuiscono in parte minima all’allevamento della prole, mentre la maggior parte del cibo viene fornito ai pargoletti da estranei.
 
Anche in mare si registrano episodi di "mutuo soccorso". Il piccolo pesce ciprinide, se aggredito da un predatore, rilascia dalla pelle una sostanza chimica che viene percepita da alcuni esemplari chiamati "allarmisti". Questi segnalano con particolari movimenti il pericolo: in tal modo, ne attraggono l’attenzione, correndo il rischio di diventare preda.
 

Consolatori e riconoscenti

Se le ballerine, uccelli simili ai passeri, nel periodo invernale cooperano tra loro per difendere i territori in cui trovano la maggior parte del cibo, le giovani scimmie dorate cinesi spesso danno una… zampa alle madri nell’accudire l’ultimo nato. Un aiuto che dimostra la grande attenzione che questi animali, come diverse altre scimmie, manifestano verso i loro compagni.
 
scimpanzèGli studiosi hanno osservato, ad esempio, che gli scimpanzé, che non sanno nuotare, arrivano anche ad affogare nel tentativo di salvare altri animali caduti in acqua. Oppure, dopo un combattimento, corrono a consolare il perdente: capita spesso che, quando uno scimpanzé viene attaccato da un altro, chi assiste alla sfida mostri una forma di "simpatia" nei suoi confronti, lo abbracci e lo aiuti a riprendersi.
 
Sono centinaia i casi di questo tipo: tra gli scimpanzé, l’impulso a consolare e rassicurare chi soffre è forte. Già un secolo fa una studiosa russa, che allevava una giovane scimpanzé, raccontava che, se la scimmia scappava sul tetto, non c’era verso di farla scendere, nemmeno attirandola con il cibo. Scendeva invece immediatamente se la ricercatrice fingeva di piangere: la raggiungeva, le metteva un braccio sulle spalle e assumeva un’espressione corrucciata.delfini
 
La capacità di prendersi cura degli altri è una caratteristica anche del mondo dei delfini, pronti a tutto per salvare i compagni. Le femmine, per esempio, spingono i piccoli verso la superficie per farli respirare. E quando il "cucciolo" è stanco, la mamma si carica il figlio sul dorso per farlo riposare: un comportamento applicato anche tra esemplari adulti. Non solo. Quando uno di essi è malato, viene sorretto a turno dai compagni anche per settimane, fino alla completa guarigione.
 
©Mondo Erre - Gianna Boetti
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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©AGOSTINO LONGO
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