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...con Carlo Conti

Davvero tutti pazzi per la matematica?

Mai visti tanti finalisti ai Campionati di giochi matematici che si sono svolti prima alla Bocconi di Milano e poi a Parigi l’agosto scorso. Quattromila partecipanti, il 25% in più dell’anno scorso, divisi in 5 categorie, dalle scuole medie agli adulti. I giornali hanno pubblicato pagine intere con i test geometrici, cifre e figure da completare così astruse che solo a guardarle mi facevano venire il capogiro.mate
 
Manco a dirlo si sono suonate le trombe sull’affluenza da record per una disciplina che fino a ieri sembrava reietta: i ragazzi per le formule vanno matti, adorano risolvere problemi, i quesiti di logica rompicapo sono la loro passione, e così via.
 
Non credo che all’improvviso i giovani siano diventati tutti pazzi per la matematica. È vero che scelgono studi scientifici in numero sempre più crescente, ma mi piace pensare che sia per il bisogno di accettare la realtà. Penso che i ragazzi siano rimasti colpiti dal modo spettacolare in cui la nostra economia ha collassato. E forse hanno capito che, per evitare altri tracolli, non ci si può più fidare dei guru della finanza: ognuno deve sapere come funziona la realtà.
 

“Ancora 10 minuti”

Era la frase preferita di Marco, genovese, 13 anni. La ripeteva alla madre sbuffando, sempre con lo stesso tono, come un robot. Accadeva al mattino quand’era chiamato per andare a scuola, all’ora di pranzo e di cena, e quando avrebbe dovuto spegnere la luce per dormire. Dieci minuti diventavano un’ora, tre ore, un pomeriggio, una notte intera. Marco viveva in simbiosi con la consolle, i videogame erano la sua unica passione.
 
Saltava i pasgameti e anche le lezioni. Era diventato aggressivo. La madre tentava di farlo ragionare e lui: “Stai zitta, devo giocare”. Finché la donna, esasperata, ha chiamato i carabinieri. È arrivato un maresciallo e ha sequestrato giochi e computer. Lui ha cominciato a fare lo sciopero della fame.
 
La storia, raccontata da tutti i giornali, finisce qui e resta sospesa. Noi sappiamo, però, che Marco (ovviamente il nome è inventato) sta guarendo dalla sua malattia. Ci vorrà del tempo, ma tornerà ad essere un ragazzo con i piedi per terra. Mi chiedo: si può davvero diventare schiavi dei videogiochi?
 
L’ho domandato ad un mio amico psichiatra, esperto in dipendenze, e la risposta è la seguente: “Sì. Superata una certa soglia, gli effetti sono gli stessi di quelli provocati dal troppo alcol”. Cioè, drammatici. Il medico spiega: “Chi da bambino è cresciuto in una gabbia di troppa tv, internet e videogame, quando poi viene liberato nel cortile dell’adolescenza rischia di smarrirsi”. Moderazione, ragazzi.
 

Clint a 12 anni

Il grande Clint Eastwood ha compiuto 80 anni. Sapete tutti chi è: attoreclint e regista americano, protagonista dei western di Sergio Leone, Oscar per Gli spietati e Million Dollar Baby, Leone d’oro alla carriera, mai un film sbagliato negli ultimi trent’anni. Un genio, insomma.
 
Perché parlo di questo vecchio in una rubrica dedicata ai ragazzi? Perché ho appena letto una sua intervista che può arrivare diritta al cuore dei teenager. Domanda: come spiegherebbe a un bambino cos’è la felicità? Risposta: “Lavorare divertendosi, cosa che a me succede ancora, senza fermarsi. Aver voglia di cambiare, guardare oltre. E accettare allegramente che non tutto ruota attorno a te stesso”. Che cos’è più importante  che recitare? “Avere una famiglia e amarsi con i figli”.
Lunga vita, caro Clint. E grazie.
 

CARLO CONTI RISPONDE

Viola è bello

Perché tutte le volte che parli di calcio non fai altro che esaltare la Fiorentina? Uno che per mestiere si rivolge a tutti non dovrebbe essere più cauto con le esternazioni di tifo? A me, per esempio, che sono juventino il viola non piace. Ciao.
Alberto C., (Torino)
 
Caro Alberto,
Io, invece, trovo che il viola sia meraviglioso. E poi “cauto”, in questo caso, vorrebbe dire ipocrita, o falso. Il tifo è irrazionale: può essere fastidioso. L’essenziale è che non diventi arrogante e violento.
 
Una volta hanno domandato a Roberto Vecchioni, noto tifoso dell’Inter: perché una persone colta e di successo perde la testa per una maglia a righe? E lui: “Perché ci fa tornare tutti giovani, bambini pieni di entusiasmi e di speranze. È un carnevale che ti permette di uscire dall’obbligo della razionalità”. Sottoscrivo e tanti auguri per la tua squadra.
 
©Mondo Erre - Carlo Conti 
 
 
 
 
 
Nilus
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©AGOSTINO LONGO
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