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...CON CARLO CONTI

La pigrizia non esiste
Stanno uscendo alcuni libri che parlano di ragazzi indolenti e apatici. Ne ho letto uno, del pediatra americano Mel Levine, il quale va controcorrente e sostiene (è il titolo del suo saggio) che “i bambini non sono pigri”.
Riassumo la tesi dello studioso: non è questione di svogliatezza, ma di deficit specifici nello sviluppo delle funzioni fondamentali per l’apprendimento, come memoria, attenzione, linguaggio, ideazione, organizzazione. Carenze che si possono curare, senza farmaci, aiutando i ragazzi a superare le ansie, i conflitti che ostacolano la voglia di imparare.
Dipende molto da noi adulti: i ragazzi non sono apatici se riusciamo a risvegliare in loro la voglia di sapere, di capire, di crescere. Bisogna stimolarli, rimproverarli, elogiarli, finché non imparano ad essere esigenti con se stessi. È anche la nostra indifferenza che genera la pigrizia. Sottoscrivo.

Le ragazze sono bulle?
Una ricerca rivela che tra le teenager crescono i comportamenti aggressivi. Ragazze bulle per scelta che puntano a comandare, che vogliono avere sempre la meglio, ribelli in famiglia e a scuola. Un sondaggio dell’Istituto Iard di Milano dice che il 22% di queste adolescenti si ubriacano e il 27% fumano marijuana.
Il bullismo al femminile comincia già nelle elementari. La loro è una prepotenza meno fisica di quella maschile, ma non meno crudele. Emarginano le compagne più deboli, le calunniano, le taglieggiano, le ricattano, le isolano. L’antidoto? Più che la repressione è il convincimento che la violenza non conviene mai: prima o poi trovi un bullo più bullo di te.

Einstein e i ragazzi
Evelyn Einstein, nipote del genio della fisica, ha raccolto in un volume intitolato Caro professor Einstein (edizioni Archinto, 15 euro, proventi devoluti all’Unicef) oltre 60 lettere scritte dai ragazzi al Premio Nobel, tra il 1928 e il 1955.
Da questo eccezionale epistolario scelgo la lettera scritta da Barbara, 12 anni, datata Washington, 3 gennaio 1943. “Gentile signore, frequento la seconda A alla Eliot High School. Le ragazze della mia stanza hanno quasi tutte degli idoli a cui scrivono lettere di ammirazione. I miei idoli siete lei e mio zio, che fa la guardia costiera… In matematica sono un po’ sotto la media…”.
E questa la risposta: “Cara Barbara, la tua gentile lettera mi ha fatto molto piacere. Sino a questo momento non mi ero mai accorto di essere un idolo. Ma visto che mi hai dato questo appellativo sento di esserlo… Non preoccuparti delle tue difficoltà in matematica: ti posso assicurare che le mie sono ancora più grandi”. Firmato: Albert Einstein.


CARLO CONTI RISPONDE

Sì, le piante chiedono aiuto
Mi chiamo Anita e ho 12 anni. Sul giornale di mio padre ho letto un articolo così intitolato: “Le piante sentono i pericoli e chiedono aiuto”. A me piace passeggiare nei boschi, soprattutto in questa stagione, prima che cada la neve. So riconoscere le erbe e gli alberi. Sono rispettosa dell’ambiente. Ma non ho mai sentito un pianta lamentarsi o invocare aiuto e non riesco a crede che ciò accada. Tu che cosa ne pensi?
Anita S., Trento

Cara Anita, quell’articolo a me era sfuggito. Grazie per avermi dato la possibilità di recuperarlo. Dopo averlo letto, ho telefonato ad un mio amico biologo al quale ricorro ogni tanto per documentarmi. E dunque sì, le piante chiedono aiuto. Non certo con uno strillo, ma reagiscono a modo loro, come fra un po’ ti dirò.
La scoperta è di due scienziati, uno italiano e l’altro tedesco. Per tre anni hanno studiato una pianta di fagiolo e si sono accorti che quando un bruco si appoggia sulla foglia, questa produce una sostanza volatile e profumata che attira le vespe. Le vespe sono nemiche dei bruchi. Li pungono e iniettano loro delle uova che quando si schiuderanno li uccideranno.
La stessa sostanza che attira le vespe serve ad avvertire le piante vicine a quella attaccata perché producano anche loro il profumo anti-bruchi. Questo sistema di protezione si è sviluppato in milioni di anni di evoluzione. Che cosa importa conoscerlo? La scoperta può portare a nuove sostanze naturali per proteggere la salute delle coltivazioni. Ciao.

Nilus
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©AGOSTINO LONGO
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