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ANIMALI IN PRESA DIRETTA

È uno degli animali a più alto rischio d’estinzione. Ma ora, per garantirsi la sopravvivenza, ha un valido alleato: la tecnologia. Parliamo delpanda. Ecco perché, sulle montagne del Sichuan, in Cina, è stato messo a punto un progetto per tenerlo costantemente sotto controllo. Nella Wolong Giant Panda Nature Reserve, il più ampio territorio per la salvaguardia del panda gigante, sono state installate cinque webcam, attive 24 ore su 24, per osservare gli animali, 76 esemplari in tutto, nei loro quotidiani spostamenti. Le immagini finiscono in laboratorio, diventato un polo tecnologico di alto livello tra la fitta vegetazione e la nebbia. Qui vengono immagazzinati tutti i dati sulle attività giornaliere del “Centro” (dall’allevamento dei cuccioli all’alimentazione) consultabili in ogni momento attraverso i computer.
Oltre alla rete interna, il “Centro” è collegato con il resto del mondo da una connessione ad alta velocità, che permette agli scienziati di confrontare le loro esperienze. Non solo: gli addetti sperano che, grazie alle nuove tecnologie, sarà possibile far conoscere al grande pubblico l’importanza di questa riserva naturale, fondata nel 1963. Il Wolong Giant Panda Nature Reserve, 200 mila ettari d’estensione, è il primo centro cinese dedicato alla salvaguardia del panda e fa parte del piano elaborato nel 1989 (dalla Cina e dal WWF, il Fondo mondiale per la natura) per la tutela della specie.

Nidi e computer
Sempre più piccole, le webcam scrutano da qualche tempo anche le abitudini del falco pellegrino. Decine di apparecchi, piazzati nei nidi di mezzo mondo, sono diventati l’occhio ammirato dei molti appassionati seduti comodamente davanti ad un computer collegato ad internet. Grazie alla diffusione dei collegamenti in rete, essi possono osservare la vita quotidiana degli uccelli.
Il falco pellegrino è l’animale di gran lunga più “spiato”, anche per la sua propensione a scegliere le città per costruirsi il nido. In Italia, le webcam che lo osservano giorno e notte sono almeno due. Una è sistemata a Roma sul tetto della facoltà di Economia e Commercio dell’Università la Sapienza, l’altra controlla una coppia che ha scelto di stabilirsi sulla torre di un edificio bolognese.
Rendere possibile a tanti appassionati l’osservazione da vicino dei predatori è persino una forma di pubblicità. Negli Stati Uniti, due aziende di fama internazionale hanno nascosto una webcam all’interno dei nidi costruiti dal falco pellegrino sui loro tetti: un investimento poco costoso che ha procurato un grande ritorno d’immagine e successo di vendite.
Molto utilizzate dai ricercatori per approfondire le loro conoscenze, le webcam puntate sul mondo animale sono sempre in maggior numero: il motivo della loro rapida diffusione è anche legato alla capacità di mostrare scene straordinarie. Grazie a due piccole telecamere che trasmettono in rete le attività del cucciolo, è possibile, per esempio, seguire in diretta la crescita dell’elefantino africano del parco di Indianapolis. O vedere le gazzelle che scorrazzano nella savana africana. O, ancora, assistere alle acrobazie dello squalo grigio nell’Acquario di Londra.

Sms tra le onde
La salvezza può arrivare dal satellite. Ridotti a poche centinaia di esemplari nell’Africa centrale, anche i gorilla di montagna sono una specie in pericolo. Vivono in aree protette, ma sono minacciati dalla caccia di frodo e dal disboscamento della foresta. Così, per controllare la situazione, gli addetti ai lavori fanno ricorso ai satelliti, che forniscono loro le immagini in tempo reale. Combinando i dati dei satelliti con le osservazioni fatte a terra è possibile creare mappe del paesaggio, indispensabili sia per i ricercatori sia per le autorità locali. Così gli studiosi possono scoprire qualcosa in più su come i gorilla utilizzano la foresta, spostandosi da un posto all’altro. Nello stesso tempo i responsabili dei territori, conoscendo meglio le loro abitudini, riescono a proteggerli meglio.
Sempre nel continente africano, verrà usato il cellulare per aiutare gli animali in difficoltà. In Sudafrica, è stato definito un progetto per approfondire le abitudini e i movimenti dei delfini nel loro ambiente naturale. Un gruppo di ricercatori di Pretoria utilizzerà schede simili a quelle che fanno funzionare il comune telefonino: saranno inserite in speciali collari fatti indossare ai delfini. I segnali trasmessi dai mammiferi viaggeranno sulle reti cellulari e potranno essere raccolti grazie a una stazione di ricezione collocata sul litorale.
In pratica, allo scienziato che cerca un determinato esemplare, basterà inviare un sms: riceverà in risposta un breve messaggio contenente le esatte coordinate del luogo in cui il “ricercato” si trova. Gli studiosi, confidando nei buoni risultati dell’esperimento, pensano di estendere l’iniziativa ad altre specie di animali marini, in modo particolare alle balene, anche se per loro l’applicazione del collare “telefonico” potrebbe rivelarsi più problematica.

Microchip salva vita
Dalla Turchia all’Indocina sono state contate circa 6.000 tigri grazie ai satelliti e alle telecamere a raggi infrarossi nascoste nella foresta. Per una tartaruga reale della Cambogia, invece, la salvezza è arrivata grazie ad un microchip. Il marchingegno, che le era stato impiantato dai biologi cambogiani nella zampa destra, ha reso possibile il suo riconoscimento alle frontiere del Vietnam. La tartaruga, un maschio di 15 chili e 35 anni, è stata trovata da alcuni ispettori vietnamiti in una gabbia insieme ad altri animali selvatici: stava per finire in Cina per essere utilizzata nella cucina locale o come ingrediente della medicina tradizionale.
La stessa tartaruga, due anni fa, era stata rimessa in libertà nel distretto cambogiano sud occidentale di Sre Ambel, dopo che i veterinari l’avevano curata per alcune ferite. Era poi finita nelle reti dei pescatori e venduta ai contrabbandieri. Individuata proprio grazie al microchip, è stata infine riportata nel Paese d’origine, dove ha potuto di nuovo immergersi tra le onde del suo mare.

GIANNA BOETTI

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©AGOSTINO LONGO
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