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...con Carlo Conti

Ragazzi creduloni?

Una ricerca dell’università di Stanford rivela che i ragazzi americani non distinguono sul web tra informazione e pubblicità. Effettuata su 7.804 studenti di età compresa tra i 13 e i 19 anni, l’analisi traccia un quadro preoccupante: l’82% dei tredicenni non è riuscito a riconoscere una notizia reale da un testo propagandistico.

Di fronte a due articoli sul cambiamento climatico, uno pubblicato su Science e l’altro sponsorizzato dalla Shell, il 70% degli intervistati ha giudicato più affidabile il secondo “perché conteneva più dati”. Questo smarrimento davanti alle fonti è emerso anche nella parte della ricerca dedicata a Facebook e ai social networkgio

I nativi digitali, proprio quelli che usano smartphone e tablet con più naturalezza e in pratica dalla nascita, sanno bene che in Rete circolano molte “bufale”. Però stentano a riconoscerle. La sola presenza di numeri e statistiche, per molti di loro, è indizio di credibilità. Altrettanto ingenui anche i ragazzi italiani? Un’indagine in questo senso, approfondita e attendibile, non è ancora stata fatta. A me sembra sia piuttosto urgente, perché ho l’impressione che anche i nostri studenti abbiamo bisogno di essere aiutati a separare il grano dal loglio.

La lezione di Milena

La storia di Milena Bethaz è di quelle che fanno bene al cuore e aprono alla speranza. Tento di riassumerla per chi non la conosce. Milena è una valdostana della Valgrisenche, che vuol dire Parco del Gran Paradiso. E difatti faceva il guardaparco. Era una ragazza sportiva, campionessa mondiale di corsa in montagna. Fino a un giorno di luglio del 2000, quando viene sorpresa a tremila metri da un temporale. Un fulmine colpisce lei e un suo collega che muore. Milena è grave. La ritrovano il mattino dopo con gli scarponi bruciati.

milenaI medici dicono che non ha nessuna probabilità di farcela. Invece la ragazza si riprende. Poco per volta ricomincia a parlare, a camminare, ad andare in bicicletta, ad arrampicarsi in montagna, a sciare. Riprende a fare il guardaparco, a studiare e a proteggere marmotte e stambecchi. 

Cinque anni dopo l’incidente, Milena è salita ai 4061 metri del Gran Paradiso. Il presidente Mattarella le ha consegnato la medaglia di cavaliere all’ordine del Merito della Repubblica. Adesso ha in programma altre scalate, con i tre fratelli. Il padre è morto sotto una valanga mentre prestava soccorso, ma la famiglia Bethaz è molto unita e nessuno di loro ha mai maledetto la montagna.

Milena guarda avanti, nonostante le difficoltà che la sua condizione fisica le propone ogni giorno. Dice con autoironia: «Ormai sono soltanto un mezzo guardaparco». Poi aggiunge: «Forse è successo a me perché Dio sapeva che avevo un fisico forte e la voglia di reagire».

Un abbraccio forte da tutti noi, cara Milena.

CARLO CONTI RISPONDE

Caro Carlo, 
sapresti dirmi perché si dice “salvare capra e cavolo”? So che significa ottenere due vantaggi che a prima vista sembravano impossibili. Ma qual è l’origine di questa espressione? Grazie.
Rita F. (Cuneo)

Cara Rita,
è un modo di dire che sembra derivare da un vecchio rompicapo: un pastore deve attraversare un fiume su una barca, portando con sé uno alla volta un lupo, una capra e un cavolo. Se comincia con il lupo, la capra rimasta sola mangerà il cavolo; se porta via prima la capra, nel secondo tragitto dovrà portare il lupo o il cavolo e allora o il lupo mangerà la capra o la capra mangerà il cavolo.

La soluzione c’è. Si trasporta prima la capra, che si lascia dall’altra parte del fiume; poi il cavolo che si sbarca, si riprende la capra e si riporta dell’altra parte, quindi è la volta del lupo che può fare il tragitto con il cavolo. E finalmente si riporta la capra.

Un po’ macchinoso, ma sennò che rompicapo sarebbe! Ciao.

©Mondo Erre - Carlo Conti 


 
 
 
 
 
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©AGOSTINO LONGO
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