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Alieni nel nostro mare

Mediterraneo sempre più popolato da pesci “stranieri”. Sono quasi un migliaio le specie marine provenienti da altri mari, in particolare quelli tropicali e subtropicali. Per la precisione, gli studiosi ne hanno contate 955: di queste, 135 sono molto pericolose per la sopravvivenza degli esemplari locali.

Una vera e propria invasione: il nostro mare è diventato uno spazio di conquista, che attrae sempre più ospiti dalle diverse parti del mondo: è ormai il bacino marino più invaso del mondo. Tanto che il numero di specie aliene è più che raddoppiato tra ilp 1970 e il 2015. 

Come ai tropici

Il fenomeno è conosciuto da tempo, almeno dagli anni Settanta, ma negli ultimi dieci ha avuto un’impennata inaspettata, anche per gli studiosi. Creature marine mai viste prima che, alle nostre latitudini, trovano il loro ambiente naturale. In alcuni casi si tratta di specie innocue, come la ricciola falcata o la triglia del Mar Rosso, una volta presenti solo nelle fasce tropicali e ora facili da trovare anche sulle nostre bancarelle. Altre volte, la situazione si fa più pericolosa.

È stato così lanciato l’allarme per l’avvistamento, nell’isola di Vendicari, in Sicilia, del pesce scorpione, originario del Pacifico e dell’Oceano Indiano, caratterizzato da aculei velenosi, anche per l’uomo. Si tratta di un esemplare molto aggressivo, che ha già invaso le coste orientali degli Stati Uniti e dei Caraibi, le acque della Turchia, di Cipro e della Tunisia. Facendo fuori molti altri pesci.

pAggressivo anche il pesce balestra, dall’inconfondibile forma delle pinne, che attacca a morsi chi si avvicina al suo territorio. E il pesce pietra, un tempo abitante delle barriere coralline, considerato il più velenoso al mondo e letale anche per l’essere umano.
 
Sempre di origine tropicale, oltre al coloratissimo pesce pappagallo, il pesce palla maculato, molto tossico: se mangiato, si rivela mortale per l’uomo, perché nelle sue carni vi è un potente veleno che mantiene il suo effetto anche dopo la cottura. Per questo, la sua vendita è vietata dalla legge italiana ed europea.

Tra i tanti, ha traslocato anche il pesce flauto, prima diffuso nella fascia tropicale dell’Oceano Indiano e Pacifico, quindi arrivato alle coste dell’Italia meridionale e a quelle della penisola iberica. E i granchi fantasma, così chiamati perché adottano una particolare strategia di camuffamento: di sera sono scuri, quasi neri, mentre all’alba diventano molto chiari, praticamente luminosi. Minacciano soprattutto i piccoli di tartaruga Caretta Caretta: predatori e carnivori, escono dai loro buchi nella sabbia soprattutto dal tramonto alla notte, attaccando le piccole testuggini appena uscitep dall’uovo.

E ancora, le meduse: una in particolare, la cubomedusa, ha colonizzato l’Adriatico. Molta piccola, trasparente, dalla puntura dolorosa, ha quattro lunghi tentacoli e si sposta velocemente. Durante la notte, attratta dalle luci delle città, si sposta verso la riva.
 

Per il caldo e non solo

Provenienti dalle diverse parti del mondo, molte specie si sono così adattate alla perfezione tanto da arrivare a soppiantare quelle locali e da essere comunemente pescate. Fra le specie di origine atlantica, è spuntata la ricciola fasciata e la bavosa africana, che vivono in acque basse su fondi scogliosi ricchi di alghe ed hanno preso piede in Spagna, Algeria e Marocco. Sono spuntati anche i pesci scoiattolo o pesci soldato, rossi e dai grandi occhi, una volta di casa nelle barriere coralline, e gli scorfani, in origine abitanti dell’Atlantico orientale.  

pL’insediamento di specie provenienti da aree tropicali o sub tropicali prima estranee è stato definito “tropicalizzazione del mar Mediterraneo” e gli studiosi lo hanno collegato, soprattutto, al cambiamento climatico. Negli ultimi dieci anni, la temperatura media del nostro mare è aumentata di circa un grado e, con ogni probabilità, aumenterà ancora più velocemente. Con la conseguenza che si sono affacciati, trasportati dalle correnti sempre più tiepide, molti nuovi esemplari.

Due, secondo gli studiosi, le principali “porte” di ingresso: dal Mar Rosso, attraverso il Canale di Suez, da dove sono giunte già circa 200 specie, e dallo Stretto di Gibilterra, che lascia passare pesci provenienti dalle coste africane dell’Oceano Atlantico. Mentre, per cercare di sopravvivere, le nostrane alici, sardine e sgombri, negli ultimi tempi, hanno traslocato in acque più fredde.

Da non sottovalutare comunque altri fattori. Intanto, l’inquinamento dei mari, che ha indebolito la fauna europea a scapito di specie esterne molto più resistenti e competitive. E la crescita del traffico marittimo: i pesci estranei arrivano così nei porti trascinati dalle navi.
 
E poi l’importazione per il commercio di nuove specie nelle acque nostrane. È il caso della vongola tapes philippinarum, originaria dell’Oceano Indiano e Pacifico, portata nel Mediterraneo, soprattutto nell’Adriatico, per essere allevata e venduta,p che sta soppiantando la vongola verace. Il rischio è che accada ciò che, in acqua dolce, è avvenuto con il gambero rosso della Louisiana.

Introdotto da un’azienda vicino al lago di Massaciuccoli, in provincia di Lucca, il gambero è sfuggito al controllo degli allevamenti diffondendosi in tutta la Penisola, mettendo a repentaglio i gamberi italiani, le uova di diversi pesci e quelle di anfibi. In più, può portare gravi malattie ed assorbire sostanze tossiche che ne rendono pericoloso il consumo.

© Gianna Boetti - Mondo Erre
 
 
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