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Sempre di meno

Tira un sospiro di sollievo il leopardo delle nevi. A rischio dal 1972, l’animale, che popola le montagne dell’Asia centrale, sembra avere, ora, maggiori possibilità di sopravvivenza. Il numero degli adulti si aggira tra i 2.500 e i 10 mila esemplari: un aumento legato, soprattutto, alle iniziative dei governi locali, che hanno avviato programmi di protezione nei loro ambienti naturali, a ridosso dei ghiacciai dell’Himalaya e dei monti Altaj. Un’area di 1,8 milioni di chilometri quadrati, tra i 3 mila e i 4.500 metri di altitudine.

Per questo felino, che si nutre di animali selvatici e bestiame, tanti i pericoli finora in agguato: dagli allevatori, che l’hanno soppresso per il timore di aggressioni allepanda mandrie, ai bracconieri, che l’hanno cacciato per la sua preziosa pelliccia. La progressiva riduzione dei territori in cui vive, ha fatto poi il resto. Per fortuna, stando ai dati, dovrebbe esserci un’inversione di tendenza.

Buone e cattive notizie

Come dovrebbe esserci un cambio di rotta anche per il panda. Nel 1965, la specie più grande, quella del panda gigante, era considerata “rarissima”, soprattutto per colpa della perdita di molte foreste di bambù: infatti, le foglie e gli arbusti di quest’albero rappresentano il 99% della sua dieta, ne mangia tra gli 11 e i 22 chili al giorno. Grazie all’intervento delle autorità cinesi, che hanno deciso di tutelare i luoghi in cui vive, i panda hanno di nuovo buone possibilità per farcela. Oggi, se ne contano circa 1.800 in libertà.

Non è così, invece, per molte altre specie, animali e vegetali. Sono a rischio, ad antesempio, le antilopi che vivono in Africa: cinque specie stanno per scomparire. Tra queste, anche l’antilope più grande al mondo, l’eland gigante, lunga quasi 3 metri: ne restano tra i 12 mila e i 14 mila esemplari. Stanno per sparire anche le cavallette e i millepiedi del Madagascar dove, tra l’altro, sembra sia in pericolo almeno il 60% degli animali locali.

Nell’isola australiana di Natale è estinto il pipistrello tipico del luogo: popolazione abbondante negli anni Ottanta, a gennaio 2009 se ne contavano appena dai 4 ai 20. L’ultimo esemplare risulta sia morto nell’agosto dello stesso anno e, da allora, non vi sono più tracce della sua esistenza. In più, secondo gli studiosi, nell’Australia sudoccidentale l’89% degli anfibi potrebbe estinguersi. 

Allarme verde

Tra le piante, è a un passo dalla scomparsa il frassino del Nord America, decimato dal “minatore smeraldino”, insetto pericolosissimo arrivato in Michigan dall’Asia alla fine degli anni Novanta, attraverso pacchi trasportati su voli intercontinentali: grazie anche alle temperature più elevate, si è ambientato benissimo in USA e Canada, un tempo terre più fredde, distruggendo decine di milioni di alberi. Una potenza devastante: può uccidere un intero bosco in 6 anni dall’infestazione.

Comunque, gran parte delle piante più minacciate si trova ai Tropici: questo perché amazl’uomo strappa alle foreste porzioni sempre più grandi per fare spazio all’agricoltura o all’allevamento. 

Delle oltre 60 mila specie di alberi presenti sulla Terra, circa il 30% è considerato a rischio di estinzione. Tra le situazioni più critiche, quella del karomia gigas, alto albero che produce grandi semi ovali, per l’eccessivo utilizzo nelle costruzioni, presente solo più in Tanzania in soli 6 esemplari; quella dell’albero della gomma di Santa Elena, che può raggiungere i 30 metri di altezza, e dell’albero del Drago di Capo Verde, un sempreverde a crescita molto lenta, un metro ogni dieci anni. Mente l’Amazzonia potrebbe perdere il 69% delle sue specie vegetali.
 

Guai in acqua e sulla terra

Secondo recenti stime, la vaquita, una specie simile ad un delfino, lunga non più di un metro e mezzo e 50 chili di peso, rischia di non arrivare alla fine del 2018: ne sono rimasti una trentina di capi nel golfo della California. Come pure i leopardi dell’Amur, agilissimi felini che sopravvivono nelle foreste temperate tra Cina, Mongolia e Russia: sono al massimo una settantina. 

Negli ultimi vent’anni è pure diminuito di oltre il 70% il numero dei gorilla di pianura,leo caduti sotto il tiro dei cacciatori. Sempre al bracconaggio è legata la scomparsa dell’ultimo rinoceronte bianco settentrionale maschio, sterminato tra gli anni Settanta ed Ottanta nell’Africa centrale, tra Uganda, Sudan, Ciad, Repubblica del Congo e Repubblica Centrafricana, per prelevare il corno utilizzato nella medicina tradizionale cinese.

In più, secondo una recente ricerca, le guerre hanno avuto un peso notevole nella decimazione di molti animali africani: anche nelle aree protette di Paesi coinvolti in conflitti armati, il 70% di elefanti, ippopotami, giraffe e altri grandi mammiferi sono stati uccisi da guerriglieri e cittadini, per sfamarsi o per ricavare denaro, vendendo, ad esempio, prodotti come l’avorio. 

Nella lista, anche l’orango, vittima dell’abbattimento delle foreste, che hanno lasciato il posto alle coltivazioni di palma da olio; il lupo rosso conta meno di 150 individui in aree limitate al sud degli Stati Uniti, mentre il bradipo pigmeo rimane relegato ad alcune centinaia di superstiti su un’isola di Panama; il pangolino, uno degli animali più singolari al mondo, una specie di formichiere rivestito da un’armatura di scaglie, è stato sterminato per anni.

E ancora: il chiurlottello, piume marrone chiaro, macchiettate, becco lungo e sottile, è diventato rarità in tutta Europa; l’ara golablu, pappagallo ricercato per la sua bellezza, sta perdendo rapidamente quota per la strage di palmeti in cui vive; quasi estinti anche il lupo della Tasmania, lo stambecco dei Pirenei, la tigre caucasica, il leopardo di Zanzibar, vittime, ancora una volta, della caccia illegale. Infine, l’orso polare: l’Artico si sta sciogliendo causa il clima. Sui suoi ghiacci ci sono solo più tra i 22 mila e i 31 mila esemplari.

© Gianna Boetti-Mondo Erre
 
 
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©AGOSTINO LONGO
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