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CON CARLO CONTI

Malore da playstation
Il tempo di dire “mi ballano gli occhi, non vedo più niente”, poi è crollata a terra. È accaduto a una ragazza di 16 anni, a Genova, che aveva ingaggiato una accanita sfida alla playstation con un amico. L’hanno ricoverata all’ospedale per una crisi respiratoria.
Quando si è ripresa, la ragazza ha raccontato di aver sempre rispettato le raccomandazioni delle case produttrici di giochi elettronici: “Fare una pausa di 15 minuti per ogni ora di gioco; evitare di giocare quando si è stanchi o si è dormito poco; giocare in stanze ben illuminate”. Ribattono i neurologi: “Non importa quanto tempo si rimane alla consolle: ogni persona, anche sana, ha una sua sensibilità più o meno alta”.
Come a dire che la playstation può essere pericolosa e per certi ragazzi il rischio è maggiore.

Record in classe
Dieci anni fa erano 50 mila, adesso sono 420 mila. È il numero degli studenti non italiani che frequentano le nostre scuole: il 4,2 degli allievi. Il monitoraggio del Ministero dell’Istruzione mette in risalto la classifica delle etnie e la distribuzione geografica del fenomeno.
In testa Albania e Marocco, seguite da Romania, Cina, Serbia Montenegro e Senegal. Il 40% frequenta le elementari (il 90,6% le scuole statali). Gli immigrati sbarcano sulle spiagge della Sicilia o della Calabria, poi puntano al Nord dov’è meno difficile trovare lavoro. Il Nord-Est è proprio l’area geografica dove c’è la più alta concentrazione di studenti stranieri. Milano, il capoluogo di provincia dov’è più alta la percentuale (11,6).
Ma l’Italia è in grado di assorbire l’impatto e integrare culturalmente questi ragazzi? “Noi - mi spiega un insegnante - siamo soprattutto il Paese dei buoni sentimenti. In Finlandia i figli degli immigrati devono prima passare per un anno di socializzazione linguistica, poi vengono inseriti nel sistema scolastico. In poco tempo il loro profitto è pari a quello dei compagni di scuola finlandesi. Da noi invece il rendimento è basso. In primo luogo perché i nostri insegnanti parlano solo italiano e non conoscono l’inglese”.
Conclude l’esperto: “I cinesi e i coreani sono molto bravi nelle materie scientifiche, mentre faticano in quelle umanistiche. I giovani della fascia nordafricana hanno più difficoltà, anche perché sanno di essere di passaggio”.

Le parole dei ragazzi
È uscito da poco Parole nuove, dizionario di neologismi, che dimostra come la nostra lingua sia vivace e sempre in movimento. I primi ad usare questi termini, come sempre, sono i ragazzi. Soltanto fra qualche anno vedremo se le parole avranno la forza di imporsi, sino ad entrare nei vocabolari d’italiano.
Ecco alcune novità che mi sembrano interessanti: bloggista (utente della rete che compila blog o partecipa a forum on-line); botulinata (colei che si è sottoposta a trattamenti di medicina estetica con iniezioni di botulino); cocacolista (chi beve Coca-cola e, per estensione, chi si uniforma alle scelte americane); lampadarsi (abbronzarsi con una lampada a raggi Uva); letteronza (valletta tv); messaggiarsi (inviarsi messaggi con il cellulare) ; vippame alla Tom Cruise (i soliti personaggi, più o meno noti).


CARLO CONTI RISPONDE

Quel nome strano
Ho letto che Peaches, Pesche, la figlia sedicenne del musicista irlandese Bob Geldof, accusa il padre di averle appioppato un nome imbarazzante. La capisco bene: abito in Romagna e da queste parti i nomi strani sono tanti. A me è andata bene, però ho un cugino che si chiama Manson, credo per colpa di uno sceneggiato televisivo di molti anni fa. Si può essere più stupidi? Per favore, puoi dire anche tu che è ora di smetterla di dare nomi ridicoli ai figli? Ciao e grazie.
Dario (Imola)

Caro Dario,
il desiderio di essere creativi talvolta gioca brutti scherzi. Non ai genitori, ma ai loro innocenti figlioli. Pesche dice che il suo nome è una “persecuzione”. Forse parla anche per le sue sorelline Tiger Lily (Giglio Tigrato) e Pixie (Fatina). Non è la sola ad avere motivi di lamentela.
La figlia di Frank Zappa si porta appresso l’impegnativo Moon Unit, Unità Lunare e la piccola di Gwyneth Paltrow non se la passa benissimo con il suo Apple, Mela. E in Italia? C’è di tutto: da Mercuzio a Ranuccio, da Swami a Zingonia, da Jacaranda a Cochis. E magari i genitori di questi bambini hanno un cane che si chiama Ugo.
Per fortuna si può cambiare, come ha fatto il figlio di David Bowie: arrivato all’età della ragione, il ragazzo è andato all’anagrafe con Zowie sulle spalle e ne è uscito con un anonimo Joe. Si può cambiare nome anche in Italia (decreto 396 del 2000), ma sarebbe meglio pensarci prima.

Nilus
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©AGOSTINO LONGO
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