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LA VITA IN GIOCO

La sua risata è diventata la “colonna sonora” di “Viva Radio 2”, una delle trasmissioni cult della radio. Fragorosa e sovente in anticipo sulla battuta che verrà, contagia non solo il suo “titolare”, Marco Baldini ma anche il suo amico “Fiore” di cui è l’intelligente “spalla”. Insieme formano una delle coppie radiofoniche più amate dagli italiani. Il loro programma live, un fuoco d’artificio di battute, imitazioni, musica e “ospitate” va in onda per la gioia di un pubblico gasatissimo che si sganascia dalle risate.
La popolarità per Baldini è frutto di anni di gavetta in radio private fino all’approdo a Radio Deejay che lo fa conoscere al grande pubblico. Con il successo esplode anche la passione per “il colore dei soldi”. È contagiato dalla “febbre da cavallo”, la malattia delle scommesse ippiche. Dopo il lavoro, si precipita nelle agenzie a puntare cifre astronomiche. Si brucia una fortuna ed è costretto a chiedere aiuto ai “cravattari” entrando in un labirinto infernale.
Quando ormai pensa di essersi giocata per sempre la vita, mette a segno uncolpo fortunato incontrando Linus e Claudio Cecchetto. Diventano la sua corda di salvataggio a cui si aggrappa per uscire dal “giro” degli usurai.
L’ex incallito e squattrinato scommettitore decide di raccontarsi in un libro dall’indovinatissimo titolo Il giocatore. Ogni scommessa è un debito. Oggi la sua inconfondibile risata è nuovamente calorosa e trasparente. Propria di chi è tornato a riassaporare la libertà dopo anni di una invisibile e drammatica schiavitù.


L’INTERVISTA

DOMANDA:
Risulta difficile pensare, prima della tua “confessione” pubblica, che il fragore delle sue risate a cascata potessero nascondere un uomo in fuga. C’era poco da ridere quando devi “fare i conti” con un capitale da restituire…
RISPOSTA: È così. Quando rimasi senza soldi, per continuare a scommettere mi rivolsi agli strozzini. Una volta caduti nelle loro mani non vivi più in pace. Altro che risate…

D. Quando hai capito di aver toccato “il fondo”?
R. Il giorno in cui alcuni usurai mi presero, mi calarono un cappuccio in testa e mi scaraventarono dentro una macchina. Partirono a tutta velocità e, mentre mi prendevano a schiaffi, aprivano lo sportello per darmi la sensazione che mi avrebbero gettato fuori. È stata una violenza psicologica terribile che mi ha segnato profondamente.

D. A che età hai cominciato a giocare d’azzardo?
R. Avevo 12 anni. Un mio amico mi portò in una sala ippica. Vinsi subito 600 lire, una fortuna nel 1972. Mi sembrava di aver sbancato al Totocalcio. Ricordo l’intensa emozione per quella vincita. Pensai subito che quello fosse un modo facile e per nulla faticoso di fare i soldi. Si rivelò una previsione sballata di cui pago ancora le conseguenze.

D. Com’eri da ragazzo?
R. Il classico tipo di buona famiglia, a cui piaceva studiare, però molto fragile psicologicamente. Per questo ero spesso “gabbato”, preso in giro dagli amici. Mi rifacevo negli intervalli di scuola, facendo le imitazioni dei professori. I compagni ridevano da morire, gli insegnanti un po’ meno! È allora che ho scoperto la mia vena comica.

D. Da ragioniere mancato a conduttore radiofonico. Come è avvenuto questo salto?
R. Nel 1975, sempre a scuola, un mio compagno dee-jay mi propose di provare il mio “talento” davanti ai microfoni di “Radio Sesto International”. Il provino andò bene e fui assunto come esperto di musica rock. Anche se di rock non capivo niente, fui preso perché le mie battute divertivano gli ascoltatori. Firmai, però, il primo contratto solo tre anni più tardi.

D. Quando hai conosciuto Fiorello?
R. Nel 1990 a Radio Deejay. Claudio Cecchetto mi chiese di “testare” un ragazzo che faceva l’animatore nei villaggi turistici: “Vedi se ci sa fare con il microfono, a me sembra un talento nato”. Ci vide giusto. Dopo i primi programmi capimmo di formare una bella coppia di conduttori che amavano scherzare e apprezzati per questo dal pubblico. La nostra amicizia risale a quel tempo.

D. Come nascono le battute di “Viva Radio 2”?
R. Una parte degli sketch viene confezionata “a tavolino” dagli autori, me compreso, che scrivono il testo che verrà detto in trasmissione. Il resto è frutto di improvvisazione. Prendiamo spunto dall’attualità, dai giornali, dalla televisione e da internet. Sovente sono le battute non preparate a risultare le più spassose.

D. Quali personaggi ti divertono di più?
R. I miei preferiti sono quelli imitati da Fiore: Nanni Moretti, Mike Bongiorno e Silvio Berlusconi. Ma anche gli scherzi telefonici non sono da meno, come quello fatto ad Alda D’Eusanio. E poi gli invitati. Tra tutti, in particolare, Diego Abatantuono che in trasmissione ha rifatto, con la sua voce inconfondibile, le battute dei suoi celebri film. Da morire dal ridere!

D. Cosa diresti ad un ragazzo tentato dal gioco d’azzardo?
R. Di pensarci bene prima di fare una puntata, a qualsiasi gioco. Ci vuole poco a prendere “la febbre”, ma è difficilissimo liberarsene. È per questo che, soprattutto ai ragazzi, dico: attenti a non farvi “gabbare”.

D. Hai detto una volta:“Sono pagato per divertirmi”. Vale anche per la vita?
R. Quando raggiungi una “certa età” (ed io ormai ho 45 anni, sigh!) capisci che divertirsi ti fa stare bene con te stesso e con gli altri. Soprattutto a uno come me che a causa del gioco ha vissuto momenti molto bui, scherzare serve tantissimo. Divertirsi, però, non vuol dire fare il burlone trascurando il proprio dovere, ma prendere al volo l’occasione per ridere. Si sta subito meglio.

D. Chi è oggi Marco Baldini?
R. Una persona che ne ha viste e passate tante, belle e brutte. Da quando ho lasciato alle spalle il gioco sono decisamente più sereno e più portato al lavoro e agli affetti.
FRANCESCO FINIZIO

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©AGOSTINO LONGO
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