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15 ANNI ALLA GRANDE

Il paragone con Hilary Duff sembra quasi automatico. Come l’artista americana, anche Mafy recita e canta, ed è diventata una piccola stella nella galassia delle produzioni dedicate ai teen ager, prima tra tutte nella serie tv “Quelli dell’intervallo”, in onda da tre anni su Disney Channel. Le somiglianze, però, si fermano qui e sarebbe ingeneroso, al di là dell’età e del curriculum, andarne a cercare di altre.
Anche perché l’italianissima Mafy, all’anagrafe Ambra lo Faro, origine piacentina, a differenza della Duff, può snocciolare doti decisamente sorprendenti per i suoi 15 anni. Studia violino e pianoforte al Conservatorio, frequenta il Liceo scientifico, legge libri di Hermann Hesse, Ernest Hemingway, Pirandello e saggi di Einstein. E, da quando è nata, non ha mai smesso di far sentire la sua bella voce.
Guidata dai genitori, anch’essi musicisti, Mafy si è buttata a capofitto tra spartiti classici e melodie pop, aspettando l’occasione buona per coronare il suo sogno: incidere un album. Nell’attesa, dall’età di 9 anni, si è ritagliata un posto nei programmi televisivi per ragazzi su Mediaset, prestando il volto anche per alcuni spot pubblicitari.
Infine è arrivata la serie di successo “Quelli dell’intervallo”, dove lei interpreta Mafalda, una brava ragazza che aspira a diventare cantante. E se nella fiction il suo personaggio dovrà ancora aspettare per vedere il suo nome sulla copertina di un disco, nella realtà per Mafy è giunta l’occasione tanto attesa. L’album s’intitola “Un giorno speciale” e raccoglie dieci canzoni dalla fitta trama pop-dance tutte in italiano, impreziosito da un duetto con Duncan James (ex Blue) in “Senza lei”, e da un brano tratto dalla colonna sonora “The Cheetah Girls 2”, telefilm dalla grande audience negli Stati Uniti prodotto dalla Disney.

L’INTERVISTA

DOMANDA: Come ti sei avvicinata al mondo della musica?
RISPOSTA: Sono stata favorita dall’essere cresciuta in un ambiente circondato dalla musica: mamma era cantante e papà musicista. Così, fin dall’età di 4 anni, ho incominciato a cantare e vista la mia predisposizione alle sette note, i miei mi hanno poi iscritta al Conservatorio. Ho preso il diploma in teoria musicale e solfeggio e sto studiando pianoforte e violino: del primo dovrei diplomarmi tra poco, del secondo sono a metà strada.

D. Sono due strumenti tra i più difficili da studiare. Perché questa scelta?

R. Per quanto riguarda il violino, ne sono rimasta affascinata quando ero piccola, ascoltando in chiesa l’Ave Maria di Schubert eseguita con questo strumento: il suo suono dolce, profondo e armonioso mi ha conquistata, è stato amore a prima vista. Il pianoforte, invece, è complementare allo studio del violino, non si può insomma evitare, ma mi piace tantissimo.

D. Tra una lezione di solfeggio e l’altra, in quale modo sei finita in una fiction tv?
R. Circa tre anni fa mi sono presentata al provino e sono stata scelta, pur non avendo mai recitato in vita mia. Prima avevo fatto solo delle esperienze in spot pubblicitari e qualche comparsata in altri programmi tv per ragazzi come “Bravo Bravissimo Club”. Così è iniziata questa stupenda avventura con “Quelli dell’intervallo”, che continua ancora oggi.

D. Vuoi fare anche l’attrice di professione?
R. Non ho mai pensato di seguire sul serio una carriera cinematografica. D’altra parte, “Quelli dell’intervallo” è la mia prima vera esperienza davanti a una macchina da presa e l’ho fatta un po’ per divertimento e un po’ per mettermi alla prova. È stato anche un modo per farmi conoscere e arrivare più facilmente all’incisione di un disco. Il mio obiettivo principale, infatti, è realizzarmi nella musica. Certo, non tralascio le altre opportunità. Non mi dispiacerebbe diventare come una delle “Cheetah Girls”, una ragazza completa in tutto, dal canto alla recitazione alla danza.

D. Hai studiato classica, ma ti sei spinta verso il pop. Perché?
R. In verità, mi piacciono entrambi i “generi”, anche se ho tenuto separati i due territori: alla classica ho dedicato lo studio degli strumenti, alla musica leggera il canto. Comunque, ho sempre ascoltato il pop come qualsiasi altra ragazza: è la musica dei teen ager.

D. Cosa diresti ai tuoi coetanei per convincerli ad apprezzare, almeno un po’, la classica?
R. Non è una musica così pesante o noiosa come può sembrare al primo ascolto. Quando la studi e comprendi cosa riuscivano a fare gli autori, ti rendi conto di quanto siano meravigliose e straordinarie le loro opere.

“SONO UNA RAGAZZA NORMALE”

D. La tua vita, oggi come ieri, è zeppa di impegni. Non pensi sia un po’ troppo per una ragazza della tua età?
R. Non credo di essere diversa dalle mie coetanee. Oltre alla scuola, ho qualche interesse in più legato al mondo dello spettacolo, ma continuo a studiare normalmente come tutti gli altri e ho i classici pensieri di una quindicenne. I miei impegni non mi fanno mancare nulla nella mia vita, e guai se fosse il contrario: sarebbe un problema grave perché non mi godrei la mia età. Cantare o recitare, insomma, non devono essere un’ossessione. Io li vivo semplicemente come dei momenti divertenti che si aggiungono alla mia esistenza.

D. I tuoi genitori sono sempre stati al tuo fianco?
R. Sì, fin dagli inizi. Fortunatamente non mi hanno mai messo dei limiti o imposto delle scelte, appoggiandomi per quanto fosse loro possibile, come fanno di norma i genitori con i figli. I passi seguiti nella mia carriera hanno sempre avuto la loro approvazione.

D. Tra i passi importanti, adesso c’è questo primo album. Quale identità hai voluto dare a “Un giorno speciale”?

R. È un disco pop, in cui confluiscono vari generi di musica, ma strutturato con sonorità elettroniche e cantato in italiano. Per certi versi, è una novità, perché di solito queste basi così moderne si ritrovano in produzioni straniere. Per quanto riguarda i testi, raccontano la mia passione per la musica nei brani più veloci, mentre nelle ballate si parla d’amore, anzi, meglio dire di “cotte”, perché alla mia età l’amore non lo si conosce ancora.

D. Oltre alla musica, hai altre passioni?

R. Mi piace leggere, in particolari i libri di Hermann Hesse, Ernest Hemingway, Pirandello e i saggi di Einstein. Lo so, sembra strano, ma io mi meraviglio che altri giudichino questi scrittori non adatti a una quindicenne. Non scrivono in modo difficile, semmai in maniera introspettiva: ci vuole solo un po’ di tempo in più per scoprirne il messaggio e la profondità. Vuoi mettere una frase di Hesse o un concetto di Einstein con una di un qualsiasi autore di fantasy? Possono sembrare paroloni complicati, poi ti accorgi che rispecchiano le esperienze della vita quotidiana e ti ricordano ciò che hai letto.

CLAUDIO FACCHETTI

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©AGOSTINO LONGO
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