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...CON CARLO CONTI

L’educazione presa a calci
Hanno fatto in fretta a mettere in regola gli stadi: pochi giorni per ovviare a ciò che si doveva fare in molti anni. Magari bastassero i tornelli! Il campionato è ricominciato, ma non è cambiato nulla: bullismo, violenze, guerriglie si ripetono anche nei campetti di periferia. Per uscire dal labirinto bisognerebbe poter cambiare la testa dei teppisti del pallone, trasformarli in cittadini di un Paese civile, dove Stato, governo, scuola, chiesa, magistratura e polizia sono rispettati.
Ho letto un’intervista a Gianfranco Zola, il calciatore sardo diventato sir in Inghilterra. Racconta: “I miei figli sono andati a scuola a Londra. Una delle materie più importanti era l’educazione civica. Guai se non prendevano buoni voti”.
Illuminante: educazione civica significa imparare a diventare cittadini rispettosi delle leggi e della collettività. Nel suo ambito c’è anche l’educazione sportiva che illustra regole, bellezza e confini della competizione. Insegna che l’avversario non è un nemico da abbattere ad ogni costo e che vale di più una sconfitta pulita che una vittoria rubata con l’inganno o la prevaricazione.
Tanti anni fa nelle nostre scuole l’educazione civica c’era: l’hanno tolta in nome della modernità e sopravvive solo per iniziative singole. Ritengo che bisognerebbe riproporla, come in parte facciamo nella nostra rubrica cittadini.it. Se vogliamo che i ragazzi - e non soltanto loro - abbiano chiaro il senso del dovere e del rispetto.

Un patto contro i bambini soldato
I rappresentanti di 60 nazioni si sono incontrati a Parigi, sotto la guida dell’Unicef, per firmare un patto contro lo sfruttamento dei bambini in guerra. Attualmente sono oltre 250 mila.
Questa la mappa più attendibile. Africa: ragazzi impiegati nei conflitti di Congo, Burundi, Costa d’Avorio, Guinea, Liberia, Ruanda, Sierra Leone, Somalia, Sudan e Uganda. Asia: il fenomeno è diffuso soprattutto in Birmania (dove il governo arruola ragazzi di 12 anni) e Sri Lanka (fra le Tigri tamil), ma è stato registrato anche in Afghanistan, India, Indonesia, Laos, Nepal e Filippine. Sud America: il caso più evidente è quello della Colombia dove 14 mila bambini sono coinvolti negli scontri tra milizie paramilitari e guerriglia. Europa: è registrato l’uso di minori nella guerra in Cecenia. Sotto accusa anche le accademie militari inglesi e americane dove si entra a 16 o 17 anni.
Il patto di Parigi, purtroppo, non può avere nessun valore giuridico: è soltanto un forte invito a rispettare determinati principi etici. Una tappa sulla lunga strada ancora da percorrere per mettere fine a questa vergogna.


CARLO CONTI RISPONDE

Mi compri il motorino?
Gentile Signor Conti,
sono una madre in ansia e poiché so che una sua parola può contare – temo - più della mia, le chiedo di aiutarmi a risolvere il “problema motorino”. Il mio secondo figlio, 14 anni, mi ha chiesto di comprargli il motorino. Ho messo sulla bilancia i pro e i contro. Capisco che l’autonomia di movimento è un passo importante nella crescita dei ragazzi. Metto anche in conto che, altrimenti, mio figlio finirebbe per usare quello degli amici, con il maggior rischio che deriva dall’imperizia e dalla scarsa conoscenza del mezzo. Ma sull’altro piatto della bilancia pesano i suoi 14 anni, la voglia di correre e il traffico sempre più pericoloso. Abitiamo in città e la rete capillare dei trasporti non giustifica l’acquisto di uno scooter. Come devo comportarmi? Grazie e cordiali saluti.
Maria Luisa G., Roma

Cara Signora,
non mi carichi di troppa responsabilità: è la sua parola quella che conta e non la mia. Io sto dalla parte dei ragazzi: è la parte che mi sono scelto e che mi gratifica. Un ruolo, ammetto, che è molto più facile del suo.
Questa volta, però, lei propone un argomento da prendere con le pinze. Per superare la sua ansia, basterebbe dire no. Niente motorino punto e basta. Ma c’è ancora qualcuno capace di dire no ai propri figli? E poi il problema sarebbe risolto soltanto a metà. I mugugni dell’altra metà insoddisfatta finirebbero per aumentarle l’ansia.
In tutte le società primitive i ragazzi, per passare all’età adulta, venivano sottoposti a dure prove di iniziazione. Solitudine nella foresta, ferite fisiche, eccetera. Oggi, per fortuna, tutto è cambiato, ma nella società dei consumi e dello spettacolo, sembra che le prove di iniziazione siano ridotte ai pianti, ai lamenti e alle promesse per riuscire ad avere lo scooter. Auguri, signora.
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©AGOSTINO LONGO
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