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BENE, BRAVA, TRIS!

Sotto le ombrose frasche della quercia fatata, che troneggia al centro dell’antico e magico villaggio di Fairy Oak, non ci si meraviglierebbe di trovare seduta Elisabetta Gnone. È facile, infatti, immaginarsela ad ascoltare i borbottii confidenziali del vecchio albero e a osservare il viavai dei suo curiosi abitanti. E poi vederla riportare sulla carta le loro storie ed emozioni.
Come, d’altra parte, ha fatto nei suoi due libri, “Il segreto delle gemelle” e “L’incanto del buio”, dedicati appunto alla saga di Fairy Oak (ovvero Quercia Fatata), il villaggio situato nella valle di Verdepiano e abitato da creature magiche ed esseri umani che vivono in perfetta armonia.
Tra loro, ci sono le due gemelle Vaniglia e Pervinca, protagoniste dei romanzi e destinate a diventare streghe, una della luce l’altra del buio. Insieme, tenteranno di unire i rispettivi poteri per sconfiggere il Male, annidato nell’oscuro monte Adum. Missione che forse riusciranno a portare a termine solo nel terzo e conclusivo libro, in uscita a ottobre, destinato a replicare il successo dei precedenti.
Per Elisabetta Gnone, tuffarsi nel regno del fantasy non è una novità. È lei, difatti, ad aver inventato la serie a fumetti W.I.T.C.H., dopo essere “cresciuta” alla Disney italiana. Mondo Erre ha voluto incontrarla per scoprire i segreti di una carriera… magica.


L’INTERVISTA

Frequenti da sempre il mondo dei ragazzi. È stata una tua scelta precisa?
No, in realtà ci sono capitata per caso, ma mi sono trovata così bene da non volermene più allontanare. Desideravo fare giornalismo e ho iniziato in un’agenzia stampa che importava fumetti dall’America. Questo lavoro mi ha messo così in contatto con la Disney.

Cosa ti ha insegnato l’esperienza fatta nella grande “fabbrica del fumetto”?
Tantissimo. Lavoro in Disney da quindici anni e ho imparato tutti i segreti del mestiere incominciando dal basso fino ad arrivare a oggi. Ho avuto la fortuna di entrare nell’azienda in un bellissimo momento, quando stava diventando autonoma da Mondadori. A dirigerla c’erano ancora delle persone che avevano come punto di riferimento le scelte di Walt Disney. La scuola è stata eccellente.

È allora che hai maturato l’idea di dare vita alle W.I.T.C.H.?
Sì. Ho imparato come si confeziona da zero un nuovo progetto e sviluppato le avventure e le personalità delle cinque ragazzine dotate di poteri magici. È andata bene.

La magia è il filo comune tra le W.I.T.C.H. e la saga di Fairy Oak. In cosa si differenzia nei racconti?
Nelle W.I.T.C.H. i poteri magici servono per raccontare l’adolescenza vista dai differenti punti di vista delle protagoniste, con la loro diversa crescita. In Fairy Oak si “parla” di una magia possibile, legata alla natura e agli equilibri che regolano la vita nel mondo: si vuole trasmettere un messaggio di rispetto per ciò che ci circonda.

Fairy Oak veicola però anche altri messaggi importanti.
È la solidarietà tra le persone e la pratica del buon senso che possono migliorare una società. E le trame dei libri nascono proprio dal desiderio di vivere in un mondo dove prevalgano il rispetto reciproco, l’attenzione agli altri e all’ambiente che ci accoglie.

Le due protagoniste, Vaniglia e Pervinca, nella loro diversità, sono la sintesi di questi valori?
Certamente. Sono, in assoluto, le due facce della stessa medaglia, però con una particolarità: benché detengano, insieme, un potere enorme, da sole non possono vincere il male, hanno bisogno degli altri. Serve, insomma, la specialità di tutti per ottenere risultati positivi. Ognuno ha il proprio talento e l’unione fa la forza.

Scrivi quasi “a immagini”. Ti riesce facile?
Credo di aver preso questa tecnica di scrittura dai fumetti. Da ragazzina non leggevo libri: me li imponevano e io, per reazione, li rifiutavo. Invece avevo una grande passione per le strisce d’autore, come Charlie Brown. In poche vignette, veniva raccontato un mondo, avevi l’idea precisa della società, del carattere dei protagonisti. Battute rapide, concise, efficaci. Sono state un insegnamento importante.

Fra poco uscirà il terzo volume della serie. Qualche anticipazione?
Preferisco non dire nulla. È chiaro che i misteri rimasti in sospeso nei due libri troveranno una risposta. Di certo si conclude la trilogia, ma ci sarà una sorpresa, forse un altro libro ispirato allo stesso ambiente.

“I ragazzi non nascono apatici”

I ragazzi sono sempre più distratti da telefonini e internet. Pensi riescano a cogliere i contenuti dei tuoi libri?
Sono convinta di sì, sostenuta anche dell’esperienza che ho avuto in Disney. Certo, spesso quando fai loro una domanda precisa, magari non sanno risponderti con chiarezza, ma intuisci che qualcosa ha lasciato il segno, qualche messaggio è passato.

Quanta attenzione metti nel realizzare le storie?
Tantissima. In ogni mio progetto, la qualità viene prima di tutto, è ricercata in maniera maniacale. Ci vuole rispetto per il lettore, qualsiasi età abbia. Solo così si può sperare che i ragazzi si innamorino dei libri e crescendo continuino a coltivare il piacere della lettura.

I sondaggi dipingono i teen ager come apatici e disattenti. Sei d’accordo?
I ragazzi non sono poi tanto diversi da quelli di altre generazioni passate: ridono e si spaventano delle stesse cose, hanno bisogno delle stesse cose. Credo invece che oggi siano gli adulti ad avere molta meno voglia di aspettare che i loro figli crescano. Sento spesso i genitori dire: “Basta con le favole a lieto fine”, “Basta con le storie di streghe e di magia, passiamo alla realtà”. È sbagliato.

Perché?
Ogni età ha bisogno di un suo tipo di letteratura, che porti un messaggio preciso. La fiabe, per esempio, sono molto educative, ma anche altri libri trasmettono valori importanti. Evviva, quindi, quelle storie in cui il bene è riconoscibile e vince sempre sul male. Una volta compresa appieno questa distinzione, si può passare a quelle che chiamo “letture al contrario”, più sarcastiche, con contorni più sfumati.

Ci vuole sempre una guida?
La famiglia e la scuola hanno questo compito sicuramente non facile. Occorre buona volontà, attenzione. I ragazzi non nascono apatici o annoiati.

Hai una bacchetta magica. Quale incantesimo faresti?
È banale, ma farei smettere tutte le guerre: non ne posso più di leggere e sentire notizie sui conflitti sparsi nel mondo e le sofferenze che portano. E mi piacerebbe capire subito chi è buono e chi è cattivo, magari facendogli apparire un cartellino attaccato alla camicia.

FRANCESCO FINIZIO
Nilus
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©AGOSTINO LONGO
Nilus


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