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...CON CARLO CONTI

I ragazzi e lo smog
Sulle spalle lo zainetto con i libri, a tracolla una borsa con gli strumenti che misurano lo smog. Tre classi di studenti milanesi, all’inizio dello scorso inverno, si sono mossi per la città con una centralina portatile.
Adesso i risultati della loro ricerca vengono diffusi: hanno respirato veleni più del previsto. Sotto il 25, limite per la tutela della salute, i livelli di smog non sono mai scesi. Neppure per mezz’ora. Al contrario, sono arrivati a picchi di 200 o 300, in qualche caso 500. È una scoperta. Fino ad oggi le istituzioni hanno ragionato sulle medie giornaliere registrate dalle centraline fisse, che sono però lontane dall’aria realmente respirata quando si esce di casa.
Un esempio: il 17 novembre scorso la media delle polveri leggere è stata sotto i 100. Ma lo studente dell’istituto Feltrinelli che quel giorno aveva la centralina addosso, camminando verso la scuola, ha assorbito polveri superiori a 200. Ora lo stesso esperimento lo stanno compiendo a Lisbona e in altre città europee. Grazie ai ragazzi per il loro contributo, ma gli adulti che cosa faranno per difenderli dall’aria tossica?

In Italia i bimbi stanno meglio
Vatti a fidare delle statistiche. Avete appena letto qui sopra che lo smog ci rovina i polmoni più del previsto ed ecco la notizia sorprendente: è l’Italia il Paese dove i bambini stanno meglio. Lo afferma il settimo rapporto sullo “Stato delle madri nel mondo” stilato dall’organizzazione Save the Children.
L’indagine conferma le drammatiche disparità fra mondo industrializzato e aree più povere. Sono tutti africani i cinque Paesi dove i bambini stanno peggio: Niger, Ciad, Sierra Leone, Etiopia e Mali. Considerando tre dei parametri che misurano il benessere infantile (tasso di mortalità sotto i 5 anni, iscrizioni alle scuola materna e a quella superiore) l’Italia è prima. Seguono l’Islanda, la Germania e la Svezia. Il nostro Paese, però, resta al diciannovesimo posto per quanto riguarda il benessere delle madri. Siamo carenti nella tutela della maternità e negli incentivi alla paternità.

Vietato alzare la mano a scuola
La scuola inglese cambia. Scomparso il vecchio pallottoliere (sostituito, anche nelle primarie, dalla calcolatrice), abolite le esercitazioni di ortografia (rimpiazzate dal pc), ora verrà proibito alzare la mano in classe per rispondere alle domande del maestro. Gli esperti governativi sostengono che gli scolari timidi e riflessivi si fanno sovrastare dall’esuberanza dei più intraprendenti portati alla competizione e spesso “diventano invisibili e passivi”. Il consiglio ai maestri è di non lasciar fare ai bambini, ma indicare loro stessi chi deve rispondere, dando almeno 30 secondi di tempo. Un’altra tecnica suggerita è di far cominciare la risposta a uno e farla concludere a un altro.
Mi domando: possibile che ci voglia una regola ferrea anche per le interrogazioni? Ho compiuto qualche visita nelle scuole e mi è sembrato meraviglioso vedere i ragazzi alzare le mani e dire d’un fiato quello che avevano in mente. Ci sono tanti modi, mi pare, per accertare la preparazione di un allievo. Credo dipenda dal contesto, dai tempi, dalle relazioni dentro le singole classi. Sono convinto che un bravo maestro conosce il modo migliore per far esprimere i ragazzi. Altrimenti, tanto varrebbe sostituirlo con un computer.


CARLO CONTI RISPONDE

I jeans a 4 euro

Nella mia città, a Genova, in corso Italia, ho comprato un paio di jeans su una bancarella. Elasticizzati, tagliati bene e li ho pagati 4 euro. Devo sentirmi colpevole? Capisco che il prezzo così basso spiega il dramma della nostra industria tessile e i problemi della globalizzazione, ma io ho 16 anni e pochi soldi in tasca. Dimmi tu, che cosa devo fare: pagare 100 euro in negozio per gli stessi jeans con un marchio? È possibile salvare le nostre tasche senza distruggere il lavoro degli altri? Grazie.
Michele, Genova

Caro Michele,
in sostanza tu vuoi sapere se è morale comprare merce di dubbia provenienza, lavorata da operai sfruttati. E la risposta la conosci benissimo. Ma il problema è più complesso. Da poco si è scoperto che dalla Cina arrivano giocattoli pericolosi e indumenti avvelenati, prodotti da lavoratori sottopagati e privi di tutele sindacali. Impossibile competere con quelle industrie che non osservano le regole.
Ma non mancano i modi e le possibilità di intervenire del Parlamento europeo e degli Organismi internazionali. Non è giusto, mi pare, partire dall’ultimo anello della catena e cioè da te e dal venditore sulla bancarella. Occorre risalire alla politica economica per regolamentare il mercato e garantire la reciprocità degli scambi commerciali.

Nilus
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©AGOSTINO LONGO
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